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Southworking

Southworking: il nuovo plebiscito

“Il divario fra nord e sud verrà colmato nel 2020”, inizia così un articolo del Corriere della Sera nel 1972. Visti i risultati raggiunti fino ad oggi, vi sono prove oggettive del fatto che, purtroppo, le aspettative non sono state soddisfatte.

Divario fra Nord e Sud

In questi giorni, la comunità italiana dei neo-smartworker  è in fermento su un fenomeno , il “southworking”, ovvero, lavorare al sud per le imprese del nord Italia in modalità smart working. E se l’articolo del Corriere lungi dall’essere un grave flop fosse una lungimirante profezia?

Un dato: 45mila persone – è questo il numero di lavoratori che, secondo il rapporto SVIMEZ 2020, hanno lasciato i propri domicili al centro-nord per lavorare da remoto.

L’impatto economico di questo fenomeno chiude il balancio delle regioni del nord in negativo, ma è ancora difficile stimare i benefici per le regioni meridionali.

Di certo, qualcosa si sta muovendo. A cogliere la palla al balzo sono stati per primi i ragazzi di Global Shapers Palermo, realizzando un’osservatorio per il monitoring e la promozione di questa iniziativa.

Ma adesso, le domande a cui tutti cercano di rispondere sono: come si evolverà questo fenomeno nei prossimi anni? I lavoratori già rientrati nella propria regione si stabilizzeranno a casa propria o torneranno al nord a fine pandemia? Vi sarà un esodo di altri lavoratori?

In KPI6, per rispondere a tutte queste domande, abbiamo analizzato un campione di conversazioni online da cui trarre alcune conclusioni:

Il futuro del Southworking

Negli ultimi giorni vi è stato un picco di conversazioni sul tema, generato prevalentemente dallo studio SVIMEZ e la conseguente viralizzazione dell’iniziativa southworking.com.

Per capire se stiamo parlando di un fuoco di paglia o meno, abbiamo misurato il livello di sentiment relativo alle conversazioni. Dalla nostra analisi, risulta che il 74% degli utenti che ne parlano online è fortemente favorevole al southworking, ritenendola un occasione e un’opportunità per il sud.

I problemi: il 24% degli utenti analizzati ritiene che, oltre ad impoverire le città più produttive (ed oramai organizzate e strutturate su una certa affluenza di fuori sede), per rendere il fenomeno una vera e propria rampa di lancio per il sud vi è bisogno di ingenti investimenti sulla risoluzione del Digital Divide, problema principale per la reale concretizzazione del southworking.

Diffusione Banda Ultralarga
Fonte: https://bandaultralarga.italia.it/ Infratel e MISE

A livello sociologico, il southworking ha tutte le carte in tavola per poter crescere nel tempo e rinvigorire le economie meridionali, ma l’ultima parola spetta alle aziende e ai datori di lavoro. Da parte delle pubbliche amministrazioni, non vi è ancora una definita presa di posizione sullo smartworking.

Un’altro aspetto, anch’esso meritevole di attenzione, riguarda le possibili evoluzioni del southworking.

Se dovessimo fare una riflessione più ampia, potremmo pensare che il meridione sta all’Italia come l’Italia sta all’Europa.

Analizzando le retribuzioni medie lorde di neolaureati e manager di fascia medio alta in Europa, attraverso il rapporto “Global 50 Remuneration Planning Report” di Willis Towers Watson, emerge che l’Italia occupa il quattordicesimo posto per la retribuzione di un primo impiego da professionista:

Alla luce di questi dati, solo il tempo ci dirà se un giorno il southworking si trasformerà in “euworking”. Una possibile evoluzione del fenomeno in cui gli smartworker italiani presterebbero le loro competenze a più caro prezzo in favore delle imprese e startup del nord Europa.

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