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Decreto CuraItalia

L’economia italiana è grave: basterà il #CuraItalia?

Il Decreto del Governo per contrastare gli effetti economici del #coronavirus, non incontra grande consenso sui social.
Liberi professionisti delusi, preoccupazione diffusa e in molti non capiscono la nazionalizzazione di Alitalia: “meglio spendere quei soldi per la sanità”

Sui social scoppia la protesta delle Partite IVA

Il Decreto #CuraItalia è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è già in vigore. Prevede misure per un importo pari a 25 miliardi a sostegno dei cittadini, liberi professionisti e imprese nel 2020. Tanti soldi trovati in poco tempo per contrastare le conseguenze drammatiche dell’epidemia di #coronavirus.

Un provvedimento che tuttavia non incontra grande consenso sui social da parte dell’audience, soprattutto a causa dell’impatto sui lavoratori autonomi, ossia coloro che emettono fatture con partita IVA. Infatti il decreto riconosce un indennizzo di 600 euro mensili (per il mese di marzo) non tassabile, riguarda una platea di 5 milioni di persone e va richiesto all’INPS. E gli altri? Ossia tutti quei lavoratori autonomi iscritti ad altre casse previdenziali? Per aver diritto al bonus è necessario essere iscritti alla gestione separata dell’INPS e i lavoratori autonomi iscritti ad altre casse di previdenza (ad esempio giornalisti iscritti all’INPGI, e ingegneri e architetti iscritti all’INARCASSA) invece dovranno attendere eventuali misure ad hoc per loro.

Sono numerosi a lamentarsi, soprattutto tra i più giovani: l’importo di 600 euro è giudicato troppo basso. Interessante notare come sia proprio la fascia dai 25 ai 34 anni la più delusa. Molti ragazzi giovani hanno aperto la partita IVA per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, anche in forma di mono committenza, ossia con un unico datore di lavoro. Perciò si comprende il loro dissenso.

Tweets su curaitalia

Dal punto di vista della distribuzione geografica dei commenti questa volta gli utenti sono omogeneamente distribuiti in tutta Italia, non unicamente nei grandi aggregati metropolitani, come invece spesso avviene quando si commentano altri argomenti (ad esempio l’immigrazione o i #portichiusi). Questa crisi innescata direttamente dal #coronavirus riguarda le tasche di tutti gli italiani e dai social emerge chiaramente una preoccupazione diffusa.

Un altro elemento discusso nella piazza social, con scarsissimo gradimento da parte dell’audience, riguarda i provvedimento per salvare Alitalia. Anche in questo caso il dissenso è fortissimo e molto diffuso.

L’articolo 76 del decreto dispone la nazionalizzazione della compagnia di bandiera. Il governo istituisce un fondo da 600 milioni di euro per far fronte ai danni subiti dal settore aereo. All’articolo 76 si autorizza anche per Alitalia «la costituzione di una nuova società interamente controllata dal Ministero dell’economia e delle Finanze, ovvero controllata da una società a prevalente partecipazione pubblica anche indiretta».

In tanti non condividono questo tipo di stanziamento economico, secondo molti utenti infatti con quelle risorse si dovrebbe provvedere all’acquisto di respiratori e mascherine, compensando i severi tagli ai servizi sanitari fatti in questi anni in Italia.

tweets su Alitalia

Tra i politici sui social c’è un generale allineamento all’insegna della solidarietà nazionale e del supporto alle misure del Governo. Tuttavia le voci critiche non sono del tutto assenti. 

Matteo Salvini infatti sul decreto #CuraItalia mostra delle perplessità:

Giorgia Meloni invece si rivolge all’Unione Europea, oltre che ad alcuni paesi europei come Francia e Germania.

A cura di:

Massimo Fellini, Marco Mazza, Gaetano Masi, Cristina Addonizio, Andrea Zanotti.